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Pd veneto, 5 in corsa Guerrini vuole l'intesa salta il veto alla “casta” - La Tribuna

01 febbraio 2017

Pagina 12, Regione

PADOVA “AAA” cercasi profilo di vero leader per guidare il Pd veneto nel mare tempestoso delle elezioni anticipate, con il tornado della scissione D’Alema all’orizzonte. Dopo aver letto questo avviso ai naviganti Dem, fa sorridere il veto “anticasta”, partorito lunedì a Padova come ultimo atto della gestione De Menech, e dissolto già ieri nel viaggio in treno Padova-Roma. Ora in corsa sono almeno in cinque: i senatori Giorgio Santini e Laura Puppato, le consiglieri regionali Orietta Salemi e Francesca Zottis, Alessio Albertini segretario di Verona, mentre la deputata Simonetta Rubinato ha chiesto un congresso vero senza ufficializzare la sua candidatura. Il termine scade il 6 febbraio. «I parlamentari esclusi dalla carica di segretario regionale Pd?. Siamo alle comiche. La regola non sta in piedi e non verrà applicata. L’unica strada è quella delle primarie-congresso, già fissate per il 19 marzo. Prima si tratta di capire quando voteremo: se Gentiloni dovesse essere costretto dall’Ue a una manovra correttiva, Azione Popolare ha già detto che farà cadere il governo al Senato. Oggi ne sapremo di più, ma qui a Roma tira una brutta aria», dichiara Laura Puppato. Il pallino è nelle mani di Lorenzo Guerini, plenipotenziario del Pd, che oggi a Roma convocherà un summit per mettere pace tra i Dem veneti che lunedì si sono divisi sui criteri per la scelta del successore di Roger De Menech. Il deputato bellunese è stato costretto a dimettersi dopo la batosta delle regionali 2015 e da allora il Pd veneto ruota attorno a singoli leader che occupano la scena nazionale, con due “big” su tutti: Pier Paolo Baretta, sottosegretario all’Economia, garante degli impegni del governo con il Veneto, e Rosy Bindi, presidente della commissione Antimafia. Un Pd al minimo storico dei risultati (20%) escluso dalla stanza dei bottoni sia dal vecchio corso del “giglio magico di Firenze”, sia dal governo-fotocopia di Gentiloni. La guida della segreteria regionale Dem era considerata una “iattura” fino a quando Renzi ha ordinato a Rimini lo “sciogliete le righe, tutti pronti per il voto” con la replica di D’Alema: “allora esco dal Pd e faccio un partito che vale il 10 per cento”. Questo, dicono i sondaggi. Una minaccia vera? «Purtroppo i toni di D’Alema sono ultimativi, credo che prima di sciogliere il Parlamento si debba cercare un accordo per una legge elettorale che consenta poi la governabilità, andare alle urne ad aprile mi pare un azzardo, meglio attendere giugno», ribatte Giorgio Santini, renziano doc, e relatore della legge di Stabilità al Senato. Non ci sarà solo lui tra i candidati per la poltrona di piazza De Gasperi a Padova: anche Laura Puppato e Simonetta Rubinato sono pronte a scendere in campo, con la deputata trevigiana che ha inviato una lettera a Lorenzo Guerini in cui sottolinea la necessità di «un congresso vero, non una partitella di riscaldamento finalizzata alle Politiche. Condivido l’allarme lanciato dal collega Michele Mognato. Come ho ribadito in un incontro con Guerini ed alcuni colleghi, dopo le pesanti sconfitte della linea politica sostenuta unitariamente dalla dirigenza regionale, il Pd veneto ha bisogno di un congresso vero, che riparta da una lettura profonda del sentire dei veneti, delle loro aspirazioni di autonomia contro un centralismo penalizzante nella redistribuzione delle risorse». Insomma, un invito a sostenere il Sì al referendum sull’autonomia che Zaia intende celebrare in primavera, che mal si sposa con la linea del gruppo che punta su due figure di palazzo Ferro Fini: Orietta Salemi, docente al classico Maffei di Verona e Francesca Zottis, veneziana. Strade opposte: sarà Roma a decidere. Albino Salmaso

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pubblicata il 01 febbraio 2017

 
 
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