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Referendum sull'autonomia La dem Rubinato sgrida Bressa - Il Gazzettino

28 settembre 2017

Pagina 13, Nordest

VENEZIA Referendum sull'autonomia del Veneto, a che gioco gioca il Pd? È per il sì, come ha votato la direzione regionale di Alessandro Bisato, o per l'astensione come sembrano indicare, con silenzi o dichiarazioni esplicite, i big nazionali? «La verità è che c'è una lacerazione nel partito», dice Simonetta Rubinato, la parlamentare dem da sempre in prima linea nella battaglia per l'autonomia, tanto da aver proposto la scorsa primavera, assieme alle primarie per l'elezione del segretario veneto, anche un referendum tra gli iscritti Pd sull'autonomia. «Non mi hanno ascoltato - dice - E oggi la situazione è questa: mentre la base del Pd, come dimostra anche il sondaggio dell'Osservatorio sul Nordest pubblicato dal Gazzettino, ha capito che il referendum è importante e che non è il referendum di Zaia, certa dirigenza del Pd punta a svuotare la consultazione tenendo un atteggiamento ambiguo e opportunistico. Sbagliando due volte, perché indipendentemente da chi si siederà successivamente al tavolo del negoziato, troverà una partita indebolita». SGAMBETTO EMILIANO Non a caso sta avanzando l'intesa tra il Governo e l'Emilia Romagna, per dimostrare appunto l'inutilità del referendum veneto, così come quello lombardo. «Ma se l'intesa tra Roma e Bologna sta avanzando - dice Rubinato - è anche merito del referendum veneto. Senza il via libera della Corte costituzionale al referendum veneto e la decisione di Zaia, un po' in ritardo, di indire la consultazione, l'Emilia Romagna avrebbe avviato il negoziato con Roma? La verità che il referendum del Veneto un primo risultato politico l'ha già avuto: ha disseppellito la discussione sull'autonomia differenziata e sul federalismo fiscale. Chi sta al Governo dovrebbe rispettare le scelte dei territori».Al Governo, però, sta il sottosegretario per gli Affari regionali Gianclaudio Bressa, esponente del Pd, assolutamente contrario al referendum veneto. «Ecco - dice Rubinato - proprio perché Bressa ha un ruolo istituzionale dovrebbe essere più prudente a dare giudizi sulle scelte di percorso delle singole Regioni. Sul come arrivare all'intesa, la Costituzione non lo dice. Quindi è legittimo che l'Emilia Romagna faccia la trattativa così come è legittimo, perché l'ha stabilito la Consulta, che il Veneto faccia prima il referendum. Io capisco che a livello centrale ci siano interessi economici e politici che non vogliono che votiamo, ma un partito non può propugnare l'astensione: come fai a dire oggi ai cittadini di stare a casa e domani per un'altra votazione di andare a votare?». Ma al governatore Luca Zaia la pasionaria dem dell'autonomia chiede di passare dalle parole ai fatti: «Il presidente della Regione ha detto che quello del 22 ottobre non è il referendum di Zaia. Bene, ma adesso faccia uno sforzo: affermi fin d'ora che il giorno dopo il referendum, quando dovrà avviare il negoziato con Roma, coinvolgerà nella trattativa i sindaci, le categorie economiche, i sindacati, il terzo settore. Dica che farà squadra». L'UDC SI SCHIERAIntanto, citando lo statista democristiano Alcide De Gasperi, il senatore dell'Udc Antonio De Poli spiega perché voterà sì: «Bisogna ridurre il gap tra il Veneto e le regioni vicine a statuto speciale Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. L'ultimo rapporto della Ragioneria dello Stato dice che lo Stato versa a Bolzano 8.800 euro per abitante, a Trento 7.600, al Friuli Venezia 5.200. Al Veneto 2.700 euro. È privo di senso sostenere che è inutile andare a votare». Alda Vanzan

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pubblicata il 28 settembre 2017

 
 
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